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brescia, Italy
studentesse problematiche, future paracadutiste, amanti del sabato sera su 2 ruote; frequentanti il terzo anno del LICEO, umanstico di brescia, veronica gambara; il quale è simile al classico, ma senza greco, ma in PIU' c'è francese, scienze sociali, diritto, biologia, fisica e c'è moolta più matematica!! altro che arnaldo light...!! parola di lupetto!! auuuuuuuuuuuuuuuuh!!!

lunedì 12 maggio 2008

sacks


Quando mi sono specializzato in neurologia, la fisiologia del cervello ignorava completamente i dati psicologici.

Si limitava allo studio delle singole cellule nervose e dei riflessi spinali, senza approfondire l'attività cerebrale.

Non si sapeva praticamente nulla della neurologia del comportamento, dell'immaginazione, delle emozioni, della percezione o della coscienza.
Si riteneva, ad esempio, che i colori venissero visti direttamente dal cervello, all'interno del quale si ipotizzava un centro per la percezione dei colori; si credeva che i colori fossero "trascritti" dal mondo esterno in questo centro, per poi essere, in un certo senso, guardati da un minuscolo osservatore - un homunculus - situato dentro la testa.
Mi distaccai da questa idea attraverso l'osservazione di un paziente, un pittore che aveva perso totalmente la percezione del colore in seguito a un trauma cerebrale.

Egli riusciva a distinguere le diverse lunghezze d'onda della luce, ma non riusciva a metterle in relazione per produrre la percezione di un colore.

Non riusciva, in altre parole, a costruire i colori.

Non avevo mai pensato al colore in termini di correlazione, cioé come il risultato di un processo di correlazione e comparazione operato dal cervello. Si può dire che, in un certo senso, nel mondo esterno i colori non esistono: il colore è un'invenzione del cervello.
Io non intendo negare l'importanza della menomazione, del mutamento organico ma, qualunque esso sia, quello che mi interessa di più - e che costituisce un sfida per me, per il paziente e per noi tutti - è osservare come il sistema nervoso della persona riesce a riorganizzarsi; capire come la condizione alterata possa di nuovo diventare efficiente, ma in maniera diversa.
Ad esempio il pittore che aveva perduto completamente la percezione dei colori, ebbe in un primo momento la sensazione di trovarsi in un mondo indicibilmente orribile, anormale, immiserito.

I colori, questo grande mezzo di trasmissione di piacere, di significato e di drammaticità, erano spariti, e ciò pregiudicava seriamente la sua rappresentazione del mondo.

Non sapeva come andare avanti, si sentiva finito, come artista e come persona.

Ci fu un periodo intermedio durante il quale continuò a sostenere di riconoscere i colori e dipinse alcuni quadri che i suoi amici non riuscivano a decifrare.
Alla fine uno di questi amici fece un'istantanea in bianco e nero di un quadro, e si rese conto che la forma si era conservata perfettamente, ma era stata in un certo senso camuffata da un'applicazione casuale di colori.

Gli amici allora gli dissero: "Tu devi dipingere in bianco e nero".

Prese queste parole come una condanna a morte finché, circa sei settimane dopo, una mattina, mentre si recava a lavoro in macchina, vide sorgere il sole: non vide i colori, non percepì il rosso e ai suoi occhi l'alba apparve come un'immensa esplosione nucleare.

Fu una visione piena di forza drammatica.

Mi disse di essersi domandato se mai prima di lui, nella storia dell'umanità, qualcuno avesse visto un'alba come quella.
La dipinse: fu uno dei suoi primi quadri in bianco e nero: un'alba apocalittica. Così il difetto organico si trasformò in una sensibilità particolare.

Tutto il suo mondo fu riorganizzato e non sembrava più difettoso, bensì completo in un altro modo: il pittore divenne molto famoso per questi quadri in bianco e nero.

La gente diceva che si trattava di una sorta di nuovo periodo creativo in bianco e nero, e aveva ragione; non sapeva, come invece sapevo io, che il cambiamento era stato in un certo senso dettato da una necessità fisiologica e da una menomazione.

Ma l'importante era che la menomazione fosse stata orientata verso un uso creativo e potesse essere trasformata in una nuova sensibilità.


DOMANDA: Professor Sacks, siamo abituati a considerare come acquisite alcune facoltà umane, come ad esempio la visione degli oggetti, delle forme e dei colori.

In realtà solo di recente si è scoperto che si tratta di fenomeni altamente complessi.

Ce ne può parlare?
Una situazione davvero interessante si ha, ad esempio, quando una persona cieca dalla nascita riacquista la vista all'età di quaranta o cinquant'anni.

In effetti Molineux scrisse una lettera a Locke, in cui gli chiedeva cosa sarebbe successo a una persona del genere: se costui riusciva a riconoscere una sfera al tatto, l'avrebbe poi riconosciuta vedendola? Recentemente, Gregory ha dato una magnifica descrizione di un caso del genere, e anch'io ho avuto in cura un paziente di questo tipo.

Ebbene, quando a quest'uomo furono tolte le bende, egli raccontò di vedere un turbinio di colori, forme e linee da cui proveniva una voce.

E si rese conto che quel caos di colori e movimento doveva essere un viso.

Tuttavia, non lo riconobbe come tale. Per inciso, il paziente di Gregory non era in grado di riconoscere i volti neppure un anno dopo aver riacquistato la vista.

Il mio paziente non solo ha difficoltà a riconoscere particolari oggetti: per esempio, confondeva il suo cane con il gatto, con loro grande fastidio, e la prima volta che lo vidi, teneva il gatto in grembo e lo guardava torvo mentre lo accarezzava: stava tentando di mettere in correlazione il gatto, cioè, stava mettendo insieme gli stimoli visivi potenzialmente privi di senso con l'immagine tattile che era invece piena di significato, ma in un certo senso, per quanto riguarda la sua capacità visiva, quest'uomo talvolta non riconosce neanche gli oggetti per quel che sono.

Quando entra in una drogheria riesce a identificare molte cose attraverso i colori delle etichette, ma può capitare che non si renda assolutamente conto se si tratta di bottiglie oppure di scatole. Ha dovuto reimparare la categoria degli oggetti, e imparare la categoria degli oggetti e le loro relazioni è forse la prima cosa che la categorizzazione percettiva deve fare.
DOMANDA: Questi pazienti, considerata l'età, possono ancora imparare a vedere o è troppo tardi?
Non c'è dubbio che l'uomo in questione sta imparando, ma per lui l'apprendimento è difficile, non è né automatico né rapido e fa ancora degli errori molto strani; a volte il mero sforzo che questo comporta diventa insopportabile e allora chiude gli occhi oppure spegne la luce.

Sua moglie dice che ricade nei suoi comportamenti da cieco.

Ma il suo cervello si trova ad avere a che fare con un input nuovo, con qualcosa che è assolutamente senza senso.

Quest'uomo si è costruito un'immagine abbastanza intellegibile del mondo senza la vista, ed ecco che sopraggiunge la vista: è inopportuna, estranea e priva di senso.

Non so cosa accadrà: purtroppo la casistica riguardo i pazienti di questo tipo è piuttosto scoraggiante.

Questa situazione li rende molto depressi e delusi e anche peggio...

Il paziente di Gregory fu spinto a darsi la morte e prima di farlo, mentre si trovava in queste condizioni, disse: "Il dono, il dono della vista, il dono è diventato una maledizione".

Dall'essere un abilissimo meccanico cieco sicuro di sé si ritrovò trasformato in un maldestro e agnosico vedente, la cui vista però era imperfetta: e ciò ebbe su di lui un effetto assai distruttivo. Nell'infanzia questa categorizzazione, questa correlazione, sono sempre automatiche e facili, automatiche al punto che l'enorme portata dello sforzo che queste operazioni comportano a livello neurologico e psichico può passare forse inosservata; ce ne rendiamo conto soltanto quando vediamo un paziente come questo.

E, infatti, questo è il vero motivo per cui, diciamo, i neurologi possono avere qualcosa da dire in proposito, perché si trovano ad avere a che fare con pazienti in cui un meccanismo si è guastato: o un dato sviluppo non ha avuto luogo oppure una funzione è stata sconnessa, e soltanto allora si vede l'enorme complessità e difficoltà del processo.

In condizioni normali e di salute tutto è semplicissimo, non ci si rende conto dell'enorme portata dello sforzo...

Ebbene, Edelman descrive l'enorme portata del compito che il sistema nervoso nell'individuo deve svolgere per formare il mondo.

L'iniziale riconoscimento degli oggetti e della loro disposizione è un compito difficilissimo per un robot, o per un computer, che ha sì un'intelligenza, una potenza, capace di eseguire un miliardo o mille miliardi di operazioni al second, ma non riesce ad attraversare una stanza.

D'altra parte, il sistema nervoso animale pensa in termini di millisecondi e non di femtosecondi, vale a dire da dieci a nove ordini di grandezza più lentamente, ma, ciononostante, lo fa in modo molto diverso e impara molto velocemente a superare gli ostacoli e a farsi strada nel mondo.

Non c'è nulla di più sconcertante, di più straordinario che vedere l'immensa difficoltà di un robot che cerca di attraversare una stanza.





Verde” urla l’edera

giallo” urlano le foglie appese agli alberi

azzurro” urla il cielo infinito

blu “ urla l’acqua

arancione” urla il sole che si specchia nel mare

rosso” urla la solidarietà.

Se l’edera non urlasse, lo farebbero i prati al posto suo.

Se le foglie non urlassero, lo farebbero per loro i limoni.

Se il cielo si rifiutasse di urlare, le nuvole si aprirebbero subito.

Se l’acqua tacesse, urlerebbe per lei una balena sua amica.

Se il sole non aprisse bocca, un pesciolino urlerebbe al posto suo.Se la solidarietà non urlasse i suoi diritti, miliardi di persone lo farebbero per lei.


IL SIGNIFICATO DEI COLORI

BLU
E' un colore ampiamente usato, dal blu scuro al blu marine.

Esso significa: il classico, il tradizionale.

Il turchese ha un aspetto di modernità e vivacità.

Il blu riflette il significato di pulizia perché è il colore dell'acqua, quindi è immediato il suo riferimento alò cielo e al mare: indicato per pubblicizzare i viaggi.
Il blu è il colore più importante nella percezione visiva di sicurezza e solidità.

Da solo o associato al bianco è stato molto utilizzato per i marchi di prodotti collegato alla finanza, all'attività bancaria o ai trasporti.
Il blu che induce alla calma e si connota come placida e profonda soddisfazione, denota uno stato di soddisfatto adattamento.

Fissando a lungo questo colore si produce un effetto di quiete ed armonia.

In una stanza blu i battiti cardiaci diminuiscono e la sensibilità al freddo aumenta, mentre gli oggetti sembrano più piccoli e leggeri.

Questo avviene perché provoca una maggiore attivazione del sistema nervoso parasimpatico.

GIALLO
In Oriente è il colore del sole, della fertilità, della regalità.
Nell'antica Grecia era il colore dei pazzi che si dovevano vestire di giallo per essere riconosciuti.
In Giappone poteva indossarlo solo chi apparteneva alla famiglia reale.

Chi preferisce il giallo tende al cambiamento e alla ricerca del nuovo.
Secondo i cromoterapeuti, essendo il colore del sole, dà energia, forza, vitalità, perché le sue vibrazioni sono simili a quelle dei raggi solari.
E' per luogo comune il colore della gelosia.
E' il terzo colore dopo il rosso e l'arancione, insieme al verde è più facilmente percepito dall'occhio umano, che riesce a distinguere varie gradazioni di verde e di giallo: la natura ci offre tante gradazioni di verde e di giallo.
Chi indossa giallo si sente bene con se stesso; è infatti il colore associato al senso di identità, all'Io, all'estroversione.

Denota sempre una forte personalità. Utilizzarlo stimola la razionalità e il cervello sinistro, migliora le funzioni gastriche e tonifica il sistema linfatico.

La scelta del giallo quindi è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi. Sinonimo di vivacità, estroversione, leggerezza, crescita e cambiamento.

Stimola l'attenzione e l'apprendimento, acuisce la mente e la concentrazione.
Stimola la digestione (anoressia, inappetenza, flatulenza, emorroidi interne, eczema).

Aiuta ad eliminare le tossine attraverso il fegato e l'intestino.


ROSSO
Dal latino rubens (rosso) è il sinonimo di colorato.

E' il primo colore che i neonati imparano a riconoscere.
Appariscente, intenso, stimolante è il simbolo dell'amore e della passione.

Guardate per qualche minuto una luce rossa e il cuore batte all'impazzata, questo è dovuto all'azione della frequenza della radiazione sul S.N.N. simpatico con azione sulle ghiandole surrenali, emissione di adrenalina e fa salire di poco la pressione arteriosa.
La scelta del rosso corrisponde ad uno stato d'attivazione, ad uno slancio diretto verso la conquista, ad un desiderio ardente ed in espansione.

Il rosso rappresenta, infatti, la mobilitazione di tutte le energie, cui corrisponde la sicurezza di sè, la fiducia nelle proprie forze e capacità.
Il rosso si associa con la circolazione sanguigna e con lo sviluppo cellulare, ed è perciò controindicato in caso di tumore.

Scalda il corpo e stimola la produzione di sangue.

Molto utile in caso di malinconia e depressione.
Il rosso rende loquaci, aperti, premurosi, passionali.

Molto utile nelle malattie da raffreddamento, nel mal di gola, nella tosse cronica e nell'asma. Utilissimo per trattare paralisi parziali e totali.
Chi si veste di rosso si fa senza ombra di dubbio notare.

Il rosso può essere legato anche ad aggressività o incontinenza sessuale.

Indicato per problemi circolatori (stasi, geloni, freddolosità, ecc.)

Molto utile è l'uso di calzini e guanti rossi per migliorare la circolazione periferica.


VERDE
E' il colore della natura specie se associato al blu e al marrone.

Da verde chiaro al verde erba sono tonalità che fungono da sfondo e complemento ai colori primari.

Il verde, al livello internazionale, è il simbolo del permesso (passare ai semafori), per cui usato nei siti che pubblicizzano prodotti alimentari a base vegetale, prodotti naturali per bellezza, ecc.

Il verde è il simbolo della speranza, al verde corrispondono sensazioni di solidità, stabilità, equilibrio, forza e costanza ed un comportamento caratterizzato dalla perseveranza.

Talvolta il verde è anche associato ad una simbologia negativa.

E' il colore della rabbia e della putrefazione, del veleno e dell'invidia; nel corpo umano il verde è il segno di grave malattia e anche di morte.

giovedì 8 maggio 2008

esercitazione


un foglio .


bianco.


Un foglio bianco.


Il foglio non si scrive.






"Stupido foglio, perchè non ti lasci scrivere?"






Una mente, una mente scritta.


non una mente vuota, ma un gomitolo di pensieri arruffati che fanno fatica a trovare l'inizio di quei mucchi, nei quali è difficile trovare un senso, di fili, che sono pensieri, stati d'animo, emozioni, ma forse tu non sei in grado di capirli, hai occhi troppo distanti oppure troppo puntati su di te, per vedere i miei....




Abbiamo voglia di prendere in mano quella soffice palla arruffata, che racchiude una persona, che non si vede, che si pensa non esista, ma c'è, e vale qualcosa...?




Ascoltiamo...




Cerchiamo una sintonia emotiva che permetta di leggere non solo i comportamenti e le prestazione di un individuo, che è un essere...




Esistono numerosi elementi che rendono difficile la relazione di un individuo, che appare svogliato, limitato, disattento... ma tale comportamento non è altro che la causa, l'emergere di una serie di stati d'animo e condizioni, che portano il soggeto in considerazione a chiudersi di una chiusura che non è sintomo di stupidità, come alcuni elementi dell'interazione, coloro che possiedono un limite forse ancora più grande, possono presupporre; perchè le motivazioni di questo comportamento, che influenzano notevolmente anche il regolare svolgimento della propria attività didattica, possono essere numerose:




CAUSA N°1




difficoltà in alcune materie,


che hanno conseguenze di tipo emotivo, come l'autostima e la scarsa fiducia di sè.




CAUSA N°2




difficoltà di tipo emotivo.


l'individuo presenta una preponderante nota di insicurezza, che lo porta a convincersi di non essere all'altezza del quesito proposto, portandolo ad una rinuncia immediata a ciò che gli viene proposto.




CAUSA N°3




difficoltà di tipo ambientale.


i genitori non vanno d'accordo e si scambiano reciprocamente la responsabilità di seguire il ragazzo.


nessuno si cura di lui.


solitudine.


anche il ragazzo non vuole più seguire sè stesso.


il ragazzo ha bisogno di stimoli, di sfogo.








giovedì 24 aprile 2008

EDUCAZIONE ALLA PACE




L'educazione alla pace non si insegna, si fa.
I valori della nonviolenza si acquisiscono con l'educazione in ambienti dove siano effettivamente praticati, così come si imparano certe semplici competenze quali il nuotare o il servirsi di forchetta e coltello.
Dice un vecchio adagio che non si può imparare a nuotare
senza entrare nell'acqua

















DANZA MISTICA
DELLA PACE SULLA TERRA


Un ballo a due,
pieno di brio.
forti spiriti, mai “scorporati”, si ritrovavano per istinto, sivedono diversi e uguali come se volassero in formazione, con quel «bisogno di andare» degli uccelli migratori, diretti dove i loro occhi non vedevano, ma i loro cuori sentivano, e le loro parole ci scaldavano il cuore.
scritto su un foglietto che conservo sotto il vetro della scrivania:
«Ama il tuo sogno, se pur ti tormenta»,
parole di D’Annunzio che faceva sue.
maneggiare la materia, e gli strumenti di lavoro: «pazzo mendicante dal martello in mano».
una lotta antinucleare, per amore del creato.
povertà e smarrimento,
Lascia una parola: «La morte non chiude la storia».
Pace... cercare nella natura, nella storia, nel travaglio quotidiano, nell’anima e nel corpo.
«Cercare è già trovare. L’ignoto vuol lasciarsi scoprire».
A «non permettere che scompaia l’umanità», insieme ai santi ci sono i poeti, gli artisti e i cantastorie, gli innamorati e i sognatori, gli utopisti, i pacificatori, gli oppressi, i non arresi, gli anarchici, gli eretici,
«chiunque è libero e liberante».
Nella ricerca della pace molte sono le vie,
tutte necessarie: psicologica, pedagogica, storica, sociologica, giuridica, politica, etica, religiosa, scientifica, filosofica,e questa: la via di spiriti toccati dal fuoco che non consuma,
di occhi che sorpassano l’orizzonte,
di cuori che amano il mondo,
e hanno la parola spezzata da ciò che ascoltano e tentano di dire.








...PAROLE CHE DANZANO NEL VENTO...





"Una pace iniqua è molto meglio di una guerra equa"
Erasmo da Rotterdam






"Finché il colore della pelle di un uomo non avrà più valore del colore dei suoi occhi...[...] Fino a quel giorno, il sogno di una pace duratura, la cittadinanza del mondo e le regole della morale internazionale resteranno solo una fuggevole illusione, perseguita e mai conseguita. "
Bob Marley





"Per noi i guerrieri non sono quelli che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità"
Toro Seduto





"La guerra è rumorosa, la pace è silenziosa."
Alessandro Repetto















"Il cervello è come il paracadute: per funzionare bisogna che si apra" Pierre Daninos












"Gli adulti li ho sempre visti così nella mia infanzia, sinceri nell'obbligo quotidiano alla menzogna"
Silvano Agosti




Quando incontrate un viandante non chiedetegli da dove viene. Chiedetegli dove sta andando.
Giovanni XXIII





La pace non e' un sogno puo' diventare realta'... Ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare.
Nelson Mandela




Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati a cento anni di storia italiana in cerca d' una "guerra giusta".

D'una guerra cioé che fosse in regola con l'articolo 11 della Costituzione.
Non è colpa nostra se non l'abbiamo trovata.
Don Lorenzo Milani




Non è l'abolizione degli eserciti che farà scomparire la guerra,
così come non è abolendo la polizia che si fa scomparire la criminalità.
Bisogna eliminare la causa della guerra:
gli eserciti sono piuttosto l'effetto, cioé sono il prodotto della paura e dell'istinto combattivo.
E questo è il compito dell'educazione.





domenica 6 aprile 2008

diritto e rituale, Max Gluckman



all'interno delle leggende, dei miti e dei dogmi trovano spazio le risoste ai problemi esistenziali della collettività.


mentre la reale spiegazione teologica a tali domande viene elaborata dai sacerdoti.


si può dunque individuare uno stretto legame tra valori scientifici, razionali e credenze pagane, irrazionali, astratte...


ma nella società tribale gli enigmi dell'universo vengono elaborati all'interno di complessi rituali che caratterizzano le relazioni sociali.


questi implicano la drammatizzazione delle relazioni morali del gruppo e i poteri mistici pervadono l'ordine etico.


ma perchè sono così importanti questi rituali?






essi fan si che emargano le tensioni, gli antagonismi e le dinamiche che caratterizzano il gruppo stesso.


questo elemento positivo non si riscontra nei mutamenti delle relazioni sociali poichè essi sono considerati come minacce dell'ordine naturale espressione di modificazioni nei rapporti interpersonali.


questo perchè il rituale è espressione di qualcosa che è, esiste e quindi assume un significato "salvifico", sacro, è un'espressione di presa di coscienza... mentre i mutamenti fanno paura quindi un rituale riguardante questi sarebbe espressione di disordine e disarmonia.


infine i rituali sono rappresentazioni ridotte dell'universo e le altre tribù si limitano a rappresentare il genere umano e perciò non sono ammesse ai rituali del popolo vicino...

domenica 30 marzo 2008

la polarità religiosa di Robert Hertz


"...caldo e freddo...

...buono e cattivo...

...bello e brutto...

...una cosa esiste perchè esiste il suo contrario..."

opposti...
contrasti...
estremi...
dualismo tra sacro e profano...

si riscontra anche nel nostro corpo...

mano destra, mano sinistra.

nella nostra società...

uomo, donna.


sacro, profano...


anche la struttura sociale presenta un dualismo reversibile che segue una precisa struttura gerarchica, non esistono clan equivalenti ma emergono classi e caste, una al vertice, rappresentante la parte sacra, che si dedica alle attività "superiori"; mentre quella che si trova alla base è quella profana ed è dedita ad attività più vili.

emerge così una polarità sociale che è il riflesso di una polarità religiosa che porta ad una complementarietà di ruoli.

l'universo si suddivide così in due mondi contrari dipendenti l'uno dall'altro per dare origine ad una struttura sociale organizzata.

si ha una suddivisione di ruoli, esseri, cose, elementi che o si respingono o si attraggono.


...


così da una parte abbiamo il polo della forza, del bene, della vita; dall'altra il polo della debolezza, del male, della morte.

da una parte gli dèi, dall'altra i dèmoni...

tutte le opposizioni presenti in natura ,manifestano questo fondamentale dualismo.

la luce e le tenebre.

il giorno e la notte.

l'oriente e il sud da una parte e l'occidente e il nord dall'altra.

traducono in immagini e localizzano nello spazio le due classi opposte di poteri soprannaturali.

giovedì 13 marzo 2008

web 2.0

www.larita.wordpress.com

IL WEB 2.0!!!



Web 2.0 si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L'informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all'altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.
Questo paradigma del Web 2.0 permette agli utenti di prendere informazioni da diversi siti simultaneamente e di distribuirle sui propri siti per nuovi scopi.
Non si tratta di derubare gli altri del loro lavoro per il proprio profitto. Anzi, il Web 2.0 è un prodotto
open-source, che permette di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette nuove opportunità di lavoro e di informazioni che possono essere costruite sopra le informazioni precedenti.
Web 2.0 lascia ai dati una loro identità propria, che può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso. Una volta che i dati hanno un'identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente.












cos'è il web 2.0?


fino a questa mattina nn sapevamo cosa fosse, non sapevamo della sua esistenza...


eppure, scrutando e capendo la sua identità ci siamo accorte che E' GIA' PARTE DI NNNOOOOOOOIIIIIIII!!!


YEAH!!!


così, cm dice il duce Antichi, la nostra vita è più semplice, più facile, migliore...


tutto scorre liscio come l'olio!


grazie di esistere web 2.0!


qualsiasi cosa tu sia!!!


perchè grazie a te possiamo comunicare con taaante persone...nel caso in cui guardare negli occhi il nostro interlocutore, sentire il tono della sua voce, il suo profumo, osservare la sua gestualità, il suo sorriso, le sue espressioni...


non ci piacesse più!


...




ahhhhhhhh queste ragazze poco tecnologiche!!! rovina del futuro!!! eheheh


giovedì 6 marzo 2008

MALINOWSKI


BRONISLAW MALINOWSKI



"L'analisi funzionalistica della cultura ha come obiettivo la spiegazione dei fatti antropologici, a ogni livello di sviluppo, mediante la loro funzione, mediante la parte che essi svolgono all'interno del sistema culturale complessivo, mediante la modalità secondo cui essi sono connessi l'un l'altro nel sistema e mediante il modo in cui il sistema stesso è connesso all'ambiente fisico"





Nei primi decenni del Novecento, dopo un periodo di incertezza teorica, l'attività etnografica era condotta principalmente da antropologi di formazione britannica.

Alcuni di questi non erano di nazionalità inglese, tuttavia nelle università inglesi avevano ricevuto una solida formazione teorica e avevano trovato il clima più adatto per intraprendere le loro ricerche sul campo.

Tra costoro il più celebre fu senza dubbio Bronislaw Malinowski.

Allievo di C. G. Seligman, Bronislaw Malinowski (1884 - 1942), d'origine polacca, ebbe una influenza grandissima sulle generazioni successive, tanto che il suo stile di fare etnografia (la cosiddetta "osservazione partecipante") divenne presto un modello e Malinowski stesso fu a lungo considerato l'Antropologo per eccellenza, colui che attraverso la pratica di una ricerca intensiva sul campo era in grado di cogliere dall'interno la vita delle popolazioni studiate.

Dal 1921 al 1934 Malinowski insegnò alla London School of Economics; dal 1938 fino alla morte fu professore alla Yale University.

Uno dei suoi maestri, Marett, considerava Malinowski "un uomo capace di farsi strada nel cuore del più diffidente selvaggio".

Firth, che fu suo allievo, lo riteneva in grado "di raggiungere una eccezionale identificazione con la gente da lui studiata".

Di fatto, se l'antropologia è uscita da un ristretto ambito di specialisti si deve anche all'investimento d'immaginazione nei confronti di quest'uomo dalla raffinata cultura mitteleuropea che partì per studiare gli abitanti di isole lontane.

Malinowski rappresentò per molti un'alternativa possibile al vissuto quotidiano: rappresentò l'uomo avventuroso che, sciolti i legami col proprio gruppo, si lasciava dietro le spalle le convenzioni sociali, compiendo una vera e propria fuga dalla civiltà.

A mettere in discussione il mito Malinowski fu lo stesso antropologo polacco, e, meglio, la pubblicazione postuma (1967, a venticinque anni dalla morte) dei suoi diari sul campo.

Ne uscì un'immagine di Malinowski assai diversa rispetto a quella affermata di uomo controllato in grado di adattarsi a qualsiasi estraneità culturale.

L'antropologo dei "diari" era un uomo spesso "a disagio", di volta in volta duro, compassionevole, intollerante e volgare nei confronti dei nativi; un'immagine che fece scalpore nel mondo dell'antropologia e ne ridimensionò moltissimo il mito.

Alla luce dei suoi diari, Clifford Geertz scrisse che Malinowki passò gran parte del suo tempo sul campo desiderando di essere altrove.

Anche le sue teorie furono accusate di eccessive semplificazioni.

Se Malinowski influenzò senza dubbio l'antropologia americana comportamentistico-empirista, dura resta, invece, l'opinione dell'inglese Evans-Pritchard, che gli riconosceva indubbie capacità sul campo ma trovava che i suoi libri fossero "una caterva di chiacchiere e di banalità".

Ciò nonostante è opinione oggi diffusa riconoscere a Malinowski un contributo decisivo alla definizione dei caratteri dell'antropologia moderna.

Il "funzionalismo", l'indirizzo antropologico di cui è l'esponente di maggior spicco, rappresenta un evidente salto di qualità rispetto all'evoluzionismo britannico di tipo Frazeriano.

La svolta è evidente proprio sul piano della teoria.

Uno dei principi-guida che informava l'opera di Frazer era l'ordine di successione secondo il quale nel processo evolutivo dell'umanità facevano la loro comparsa dapprima la magia, poi la religione ed infine la scienza, quest'ultima assente nella fase primitiva, posta sotto il segno del magico.

La formazione del pensiero scientifico si situava per Frazer al culmine del processo evolutivo.

Per Malinowski, invece, magia, religione e scienza erano da sempre coesistenti, distinte ma unite da reti di relazioni reciproche.

La conoscenza scientifica, inoltre, era la spina dorsale della cultura, da sempre, ed era da estendere con pieno diritto anche all'uomo primitivo, di cui era guida determinante nel suo rapporto con l'ambiente.

Nonostante abbia più volte professato profonda ammirazione per Frazer, con le sue teorie Malinowski metteva in discussione l'intero edificio evoluzionistico.

Per Malinowski la produzione di cultura trae impulso dall'esigenza di soddisfare i bisogni umani, a cominciare da quelli considerati primari e comuni anche agli altri animali (il bisogno di nutrirsi, procreare, proteggersi).

Lo specifico dell'uomo consiste nella sua peculiare prerogativa di rispondere in maniera "indiretta" agli imperativi vitali.

Ad esempio, il bisogno di nutrirsi non si risolve per l'uomo nel semplice atto di consumare da solo i frutti che crescono spontaneamente nella foresta; al contrario, in tutte le fasi del processo della nutrizione (dalla ricerca del cibo alla sua preparazione, dalla cottura all'ingerimento) vigono precise regole umane.

Inoltre gli alimenti sono ottenuti attraverso procedimenti praticati collettivamente, in cui fondamentale è l'uso di un apparato prodotto artificialmente (armi, attrezzi agricoli, arnesi della tecnica) così come determinanti sono la cooperazione organizzata e i valori economici e morali.

La risposta "indiretta" è dunque un modo culturale di soddisfare le esigenze d'ordine naturale. Ma questo soddisfacimento culturale dei bisogni fondamentali comporta per Malinowski l'insorgenza di nuovi bisogni di ordine culturale.

Malinowski distingue allora tra imperativi fondamentali, concernenti i bisogni biologici dell'uomo, e gli imperativi del sistema o "derivati" (ma non nel senso di secondaria importanza), corrispondenti alle regole cui gli uomini devono sottostare per vedere adeguatamente soddisfatti i loro bisogni.

Vi è poi una terza categoria di imperativi che Malinowski chiamò "integrativi", tra cui l'antropologo polacco annovera la conoscenza, la magia e la religione.

La religione ha una funzione positiva autonoma, quella di rispondere al bisogno umano di fronteggiare le situazioni di crisi sparse lungo l'arco dell'esistenza individuale e collettiva.

Tra le crisi la più inquietante è quella connessa alla morte, l'evento che sconvolge calcoli e progetti umani.

La religione interviene con varie modalità, che vanno dall'affermazione della non realtà della morte all'elaborazione di teorie come quella dell'immortalità dell'anima umana.

In ogni caso la religione interviene sulle situazioni di crisi al fine di modificarle secondo paradigmi sociali sanciti dalla tradizione (un tema successivamente ripreso ed rielaborato da Ernesto De Martino).

La religione manipola gli accadimenti critici assumendoli, in modo da eliminare i fattori di squilibrio e di disintegrazione, operando a favore della coesione sociale.

Anche la magia ha una sua funzione. Malinowski rifiuta la teoria di Frazer secondo la quale la magia era una forma primitiva e distorta di conoscenza scientifica, una pseudo-scienza. Per Malinowski il ricorso al magico è funzionale a far fronte a quei rischi che dipendono da fattori derivanti dal caso (e sono perciò imprevedibili) rispetto ai quali il peso della scienza è irrilevante. Il sapere scientifico e la tradizione magica sono per Malinowski strumenti per sottoporre a controllo umano la realtà esterna nella totalità dei suoi aspetti.

Il senso ultimo della magia è quello di far sì che l'uomo non desista dall'operare, offrendogli una via d'uscita là dove si profila il rischio dell'impasse.

L'approccio etnografico di Malinowski, venato dal sospetto che le interpretazioni dell'antropologo siano continuamente influenzate dalle interpretazioni degli informatori, è una teoria che, come egli stesso ebbe a scrivere, "nata sul campo, conduce ancora nuovamente sul campo".

I suoi libri più famosi e importanti sono quelli in cui l'antropologo polacco ha organizzato e interpretato i dati raccolti sul "terreno".

Tra il 1915 e il 1918 Malinowski aveva consacrato grande parte delle proprie ricerche all'universo socio-culturale degli abitanti delle isole Trobriand, arcipelago a nord est della Nuova Guinea, dove aveva raccolto la gran parte del materiale etnografico che sta alla base delle sue pubblicazioni. Argonauts of the Western Pacific (Argonauti del Pacifico Occidentale), uscirà nel 1922; The sexual Life of Savages in North-western Melanesia (La vita sessuale dei selvaggi della Melanesia Nord-occidentale), nel 1929.

I due libri non costituiscono dei saggi sulla cultura nelle isole Trobriand considerata nella sua totalità ma partono da un aspetto della vita di esse per poi aprirsi agli altri.

L'oggetto di Argonauti nel Pacifico Occidentale era costituito da una forma di scambio, il kula, praticata da comunità stanziate su una trentina di isole disposte su un cerchio compreso in un'area geografica precisa.

Tra le isole abitate dai gruppi partecipanti allo scambio circolavano due tipi di oggetti: collane di conchiglie rosse e braccialetti di conchiglie bianche.

Le prime circolavano solo in senso orario, i secondi solo in senso contrario. Ne seguiva che gli oggetti appartenenti ad una categoria potevano essere scambiati solo con oggetti dell'altra categoria.

Gli oggetti circolavano in continuazione, restando nelle mani del loro possessore solo per un periodo limitato di tempo.

Gli oggetti venivano barattati nel corso di visite che gli abitanti delle isole si scambiavano periodicamente. Sia i preparativi per la partenza che le trattative e gli scambi avvenivano secondo rituali precisi.

Durante le visite, gli scambi di tipo kula erano accompagnati da un commercio di tipo profano mediante il quale venivano scambiati oggetti in possesso di un valore d'uso.

L'analisi condotta da Malinowski fece emergere l'esistenza di una rete di rapporti tra individui, clan e tribù fondati su ciò che da allora in poi sarebbe entrato a far parte del repertorio concettuale dell'antropologia col nome di "principio di reciprocità".

Tutte le operazioni connesse alle spedizioni kula si presentavano infatti come regolate da una logica sociale che nei suoi effetti tendeva a promuovere la solidarietà sociale.

Più in generale, per Malinowski il principio di reciprocità costituiva la base delle relazioni sociali e del diritto vigente presso le società primitive.

L'utilizzazione del principio di reciprocità come principio esplicativo della dinamica sociale primitiva migrerà nella teoria del dono di Marcel Mauss e da questi, in seguito, nell'antropologia strutturale di Claude Lévi-Strauss.

Ne La vita sessuale dei selvaggi della Melanesia Nord-occidentale Malinowski prende invece in considerazione un altro aspetto della cultura delle isole Trobriand.

L'ideologia religiosa trobriandese induceva a considerare ogni nuovo nato come la reincarnazione dello spirito di un parente materno deceduto: in questa cornice la nascita di un individuo acquistava un valore preciso.

Quando un uomo moriva, il suo spirito (baloma) lasciava il corpo e si trasferiva nell'Isola dei Morti, dove conduceva un tipo di esistenza simile a quella dei vivi, invecchiando e ringiovanendo periodicamente.

Quando era stanco di ringiovanire, il baloma si trasformava in un embrione umano e, via mare, tornava nel mondo dei vivi per iniziare una nuova esistenza.

L'embrione, di solito grazie alla mediazione di un altro spirito imparentato con la futura madre, veniva poggiato sulla testa di una donna appartenente alla stessa linea di discendenza della persona morta, e da qui penetrava nel ventre. La donna restava incinta e la sua prole assicurava la continuità del gruppo sociale materno.

La caratteristica più sorprendente di questo edificio culturale consiste nella negazione della paternità fisiologica.

Nella società trobriandese matrilineare il rapporto tra padre e figlio era decretato dalla legge come un rapporto tra estranei e tutti gli obblighi familiari erano assicurati dalla successione materna.

I figli dunque appartenevano al clan della madre, che aveva nel proprio fratello maggiore (e non nel marito) un capo e un protettore (ruoli che il marito rivestiva nei confronti della propria sorella e dei figli di quest'ultima).

Non sarebbe convincente attribuire questo tipo di sistemazione di un aspetto così importante della realtà all'ignoranza dei Trobriandesi circa il rapporto causa/effetto tra accoppiamento sessuale e gravidanza.

Più che una semplice ignoranza della paternità fisiologica appare un voluto disconoscimento di quest'ultima.

Per i Trobriandesi l'accoppiamento sessuale uomo/donna era senza dubbio necessario, ma al solo fine di produrre l'apertura della vagina, mentre il potere generativo dello sperma veniva negato. Prima del matrimonio la donna trobriandese viveva una fase dell'esistenza caratterizzata da ampia libertà sessuale; fase che non poteva estendersi oltre un certo limite, altrimenti la donna sarebbe incorsa nel disprezzo sociale.

La funzione del marito era quindi quella di disciplinare la vita sessuale della moglie e, al tempo stesso, di farne valere i diritti; il marito era anche colui che assisteva la moglie durante il parto e che aveva cura dei bambini dalla nascita fino al momento in cui questi, divenuti adolescenti, sarebbero stati sottoposti all'autorità dello zio materno.

Quest'ultimo, tuttavia, non recitava soltanto un ruolo "positivo" ma anche un ruolo "negativo", sanzionato da un tabù che gli impediva in modo assoluto di pensare a qualche cosa che fosse in rapporto con il sesso della sorella.

Era proprio in relazione a questa sfera che si rendeva ancor più necessaria la figura del marito.

Il sistema socio-culturale trobriandese fornisce un esempio di ciò che Malinowski intende quando parla di modo culturale "indiretto" di soddisfare i bisogni biologici, quale il bisogno di continuità della specie.

Un modo culturale che reinterpreta gli impulsi fisiologici in termini di regole sociali, avallate dalla tradizione.

Nucleare: grande risorsa che porta il mondo moderno, della tecnologia e dei consumi, al progresso; oppure inutile spesa, che comporta tagli a campi fondamentali per un reale sviluppo (come la scuola) oltre che un grave danno sull'impatto ambientale?